Un rendering architettonico restituisce quasi sempre un’impressione di ordine assoluto.

Le linee sono precise, le superfici perfette, gli spazi organizzati. Nel modello digitale non piove, non ci sono ritardi, macchinari guasti o imprese che modificano improvvisamente il programma delle lavorazioni.

Poi il progetto entra in cantiere.

La precisione geometrica incontra il fango, il rumore, le sovrapposizioni tra attività, le condizioni meteorologiche e i comportamenti delle persone.

È proprio in questo spazio, tra la rappresentazione digitale e la realtà operativa, che si colloca il Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, il CSE.

La digitalizzazione sta modificando profondamente gli strumenti a sua disposizione. BIM, badge digitali, piattaforme informative e sistemi di tracciamento possono aumentare la quantità e la qualità delle informazioni disponibili.

Ma una domanda rimane aperta:

un cantiere più tracciato è automaticamente un cantiere più sicuro?


Dal disegno tridimensionale alla gestione informativa

Il BIM non è semplicemente un disegno tridimensionale più evoluto.

Quando il modello informativo viene collegato al cronoprogramma, consente di rappresentare anche la sequenza temporale delle lavorazioni. È possibile individuare preventivamente interferenze geometriche e sovrapposizioni organizzative potenzialmente pericolose.

Immaginiamo, per esempio, che il programma preveda nello stesso momento:

Un ambiente informativo adeguatamente configurato può evidenziare il conflitto prima che le lavorazioni abbiano inizio.

È un vantaggio enorme.

Il problema nasce quando si confonde la previsione con la realtà.

Il modello può essere corretto, ma la ditta incaricata dello scavo potrebbe subire un guasto e accumulare due giorni di ritardo. Potrebbe piovere. Un’area prevista come libera potrebbe essere ancora occupata da materiali o attrezzature.

Il software continuerà a rappresentare il programma inserito. Il CSE, invece, deve verificare che quanto rappresentato corrisponda a ciò che sta realmente accadendo.

L’algoritmo può elaborare il programma.

Solo l’osservazione sul campo può riconoscere il disallineamento.


Il badge digitale e la tracciabilità degli accessi

La digitalizzazione riguarda anche l’identificazione delle persone presenti in cantiere.

Nel sistema tradizionale, il lavoratore espone una tessera di riconoscimento contenente fotografia, generalità e indicazione del datore di lavoro.

Le nuove disposizioni sul badge di cantiere introducono una prospettiva più evoluta: una tessera dotata di codice univoco anticontraffazione, disponibile anche digitalmente e destinata a dialogare con piattaforme informative nazionali.

Occorre però distinguere tra tre livelli diversi:

  1. la tessera di riconoscimento già prevista dal D.Lgs. 81/2008;
  2. il nuovo badge nazionale, la cui piena operatività dipende ancora dalle modalità attuative;
  3. i sistemi già utilizzati in contesti specifici, come i cantieri della ricostruzione post-sisma del 2016.

Nel sistema della ricostruzione, l’accesso può essere registrato attraverso badge dotati di QR code o tecnologia NFC. La rilevazione permette di collegare il lavoratore all’impresa, al cantiere, al momento dell’ingresso e alle informazioni identificative previste dal sistema.

Il vantaggio è evidente: le presenze diventano più facilmente tracciabili e verificabili.

Ma la registrazione digitale non risolve ogni problema.

Un badge può essere prestato. Una scansione può indicare che una tessera è entrata nel cantiere, senza dimostrare automaticamente che il titolare sia realmente presente o che stia svolgendo l’attività prevista.

La tecnologia aumenta la tracciabilità, ma non elimina la necessità di controlli organizzativi e verifiche personali.


Il CSE non è il guardiano del tornello

La diffusione dei sistemi digitali non deve trasformare il CSE in un addetto al controllo degli ingressi.

Il coordinatore non è il guardiano del cancello e non deve sostituirsi al preposto o al personale incaricato della registrazione delle presenze.

Il suo compito rimane quello di verificare l’applicazione del Piano di sicurezza e coordinamento, coordinare le imprese presenti, valutare l’idoneità dei POS rispetto al PSC e intervenire quando rileva situazioni di pericolo grave e imminente.

La piattaforma può indicare chi è entrato e a quale ora.

Il CSE deve comprendere:

In altri termini:

l’algoritmo elabora il chi e il quando; il coordinatore valuta il come.


Il rischio dell’automation bias

Più il sistema digitale diventa sofisticato, più aumenta il rischio di fidarsi eccessivamente delle sue indicazioni.

Questo fenomeno viene definito automation bias: la tendenza a considerare automaticamente corretto il risultato prodotto da una macchina o da un sistema informatico.

Una dashboard può mostrare che:

Ma, nello stesso momento, un lavoratore potrebbe operare in quota senza utilizzare correttamente l’imbracatura.

Il database può risultare perfettamente allineato.

Il rischio sul campo può essere massimo.

Il sistema informatico verifica soltanto ciò che è stato progettato per controllare. Non osserva necessariamente la fretta, la stanchezza, l’eccessiva sicurezza, l’improvvisazione o la scelta di ignorare una procedura.

Per questo una spunta verde non può essere interpretata come la prova che il cantiere sia sicuro.


Dati personali, idoneità e limiti di accesso

L’aumento della tracciabilità comporta anche un aumento della quantità di dati trattati.

Informazioni sugli accessi, sugli orari, sulle imprese, sulle qualifiche e sui ruoli devono essere gestite secondo principi di necessità, proporzionalità e sicurezza.

Ancora più delicato è il tema dei dati relativi alla salute.

La cartella sanitaria del lavoratore rimane nella disponibilità del medico competente e non può diventare una sezione liberamente consultabile da parte del CSE, del datore di lavoro o di altri soggetti non autorizzati.

Il medico competente formula il giudizio di idoneità alla mansione senza comunicare la diagnosi.

Un sistema digitale potrebbe, in prospettiva, permettere ai soggetti legittimati di verificare la presenza e la validità del requisito necessario, senza rendere accessibili informazioni cliniche non pertinenti.

La digitalizzazione non autorizza quindi una conoscenza indiscriminata.

Al contrario, richiede una progettazione ancora più rigorosa delle autorizzazioni:

Una piattaforma più ricca di informazioni non è automaticamente una piattaforma meglio governata.


Patente a crediti: il software non applica la sanzione

La tracciabilità digitale può rendere più facilmente rilevabili anomalie e irregolarità.

Ciò non significa, tuttavia, che un algoritmo possa sottrarre automaticamente crediti alla patente di un’impresa.

Le decurtazioni dipendono dagli accertamenti e dai provvedimenti previsti dalla normativa. Il sistema può evidenziare una possibile incongruenza, ma non sostituisce il procedimento di verifica da parte degli organi competenti.

Questa distinzione è fondamentale.

La digitalizzazione può:

Non può trasformare una segnalazione automatica in una responsabilità già accertata.

Il dato costituisce un elemento del controllo, non la decisione finale.


Il ruolo del committente non scompare

La digitalizzazione non elimina neppure le responsabilità del committente.

La nomina del coordinatore non rappresenta un trasferimento totale degli obblighi. Il committente deve verificare che il sistema di coordinamento sia effettivamente organizzato e che i soggetti incaricati svolgano le attività previste.

Disporre di:

non equivale a dimostrare che il sistema di sicurezza funzioni concretamente.

La tecnologia produce evidenze.

La governance stabilisce come utilizzarle e chi deve intervenire quando emerge un problema.

Anche il sistema digitale più avanzato diventa inefficace se nessuno verifica i dati, gestisce le anomalie o pretende che le azioni correttive vengano effettivamente completate.


Near miss: ciò che il sistema non vede

I near miss, o mancati infortuni, rappresentano uno dei migliori esempi dei limiti della tracciabilità automatica.

Immaginiamo un utensile che cade da un ponteggio e colpisce il terreno a pochi centimetri da un lavoratore.

Nessuno si fa male.

Non viene aperto alcun infortunio e non esiste un referto medico. Un sistema basato esclusivamente su presenze, documenti e accessi potrebbe non registrare nulla.

Eppure, dal punto di vista della prevenzione, è accaduto qualcosa di estremamente importante.

Il near miss permette di individuare:

Per emergere, però, deve essere osservato e segnalato.

Nessuna applicazione può compensare una cultura aziendale nella quale il lavoratore teme conseguenze personali o disciplinari per aver raccontato ciò che è accaduto.

La digitalizzazione può semplificare la segnalazione e l’analisi. Non può creare automaticamente fiducia.

Se il sistema viene percepito soltanto come uno strumento per cercare un colpevole, il rischio è che le persone inizino a nascondere proprio le informazioni più importanti per prevenire gli incidenti.


Le nuove competenze del coordinatore

Il coordinatore del futuro non dovrà diventare un programmatore, un amministratore di sistema o un esperto di crittografia.

Dovrà però comprendere gli strumenti digitali abbastanza da valutarne l’affidabilità e i limiti.

Tra le competenze sempre più importanti rientreranno:

Lettura dei dati

Il CSE dovrà saper interpretare dashboard, registrazioni, anomalie e indicatori, senza considerarli automaticamente corretti.

Comprensione dei processi digitali

Dovrà sapere da dove proviene un’informazione, chi l’ha inserita, quando è stata aggiornata e quale procedura viene applicata in caso di errore.

Capacità di lavorare con il BIM

Non necessariamente come modellatore, ma come utilizzatore capace di leggere interferenze, sequenze temporali e conseguenze delle modifiche al programma.

Conoscenza dei limiti della tecnologia

Un sistema può essere indisponibile, configurato male, alimentato con dati incompleti o utilizzato in modo improprio.

Protezione dei dati

Il coordinatore dovrà conoscere almeno i principi essenziali relativi all’accesso, alla riservatezza e alla corretta gestione delle informazioni personali.

Capacità di sintesi

La vera competenza non sarà raccogliere più dati possibile, ma distinguere le informazioni rilevanti dal rumore di fondo.

La quantità di segnalazioni non coincide con la qualità del controllo.


La mappa non è il territorio

BIM, badge digitali e piattaforme informative possono migliorare in modo significativo la gestione della sicurezza.

Possono rendere visibili interferenze, presenze, responsabilità e anomalie che, in un sistema esclusivamente cartaceo, rischierebbero di emergere troppo tardi.

Ma rimangono strumenti.

Il modello BIM è una rappresentazione.

Il badge registra un accesso.

La dashboard sintetizza alcuni dati.

Il registro elettronico documenta un’attività.

Nessuno di questi elementi dimostra, da solo, che una lavorazione venga eseguita in sicurezza.

Il coordinatore non sarà sostituito dalla tecnologia. Potrà però essere professionalmente superato da chi saprà utilizzarla senza diventarne dipendente.

La sua funzione continuerà a richiedere:

Gli algoritmi possono offrire una mappa più dettagliata.

Il territorio continuerà a essere fatto di persone, decisioni, imprevisti e fango.


La digitalizzazione sta davvero migliorando la sicurezza nei cantieri oppure rischia di creare una nuova forma di conformità soltanto apparente?

Racconta la tua esperienza nei commenti o ascolta la puntata completa di Normalizziamoci – Il CSE tra algoritmi e fango.

Ascolta su Spotify

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *